Cure palliative
"Non si smette mai di imparare": la Formazione continua e l'esperienza di Antonella Avena - Blog Formazione continua
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Prosegue il nostro viaggio nella Formazione continua in Cure palliative, questa volta grazie alle parole di Antonella Avena, Capoclinica e medico palliativista, nonché affezionata partecipante ai corsi di Formazione continua. Con lei esploriamo il senso profondo di questa esperienza, che si rivela molto più di un aggiornamento professionale: è una dimensione di confronto umano e crescita personale che si radica nel vissuto di chi, ogni giorno, affronta la complessità della cura.
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La Formazione continua non è un semplice accumulo di nozioni, ma un'occasione per ampliare gli orizzonti
Dr.ssa med.
Avena Antonella
“La Formazione continua non è un semplice accumulo di nozioni”, esordisce Antonella. “È piuttosto un’occasione per ampliare gli orizzonti, per confrontarsi con esperienze che arricchiscono la nostra pratica quotidiana. Il dialogo tra colleghi provenienti da contesti diversi, come la Svizzera e l’Italia, ci offre strumenti nuovi, a volte persino farmaci o approcci che nel nostro sistema sanitario non sarebbero accessibili. È un arricchimento reciproco, alimentato dalla diversità, che permette ai partecipanti di modulare le proprie competenze sulle risorse disponibili e sulle specificità di ogni sistema sanitario".
In questo processo, il ruolo centrale è occupato non solo dall'apprendimento di competenze tecniche, ma soprattutto dallo sviluppo di capacità relazionali, come la gestione dei conflitti e la comunicazione delle cattive notizie: "Uno degli aspetti più critici del nostro lavoro è proprio la comunicazione", spiega Avena: "soprattutto quando si tratta di affrontare il dolore emotivo di pazienti e familiari in momenti di grande fragilità".
Le simulazioni proposte durante i corsi – ad esempio colloqui con pazienti o gestione di conflitti – diventano uno spazio protetto dove affinare capacità relazionali fondamentali: la delicatezza nel dare cattive notizie, il coraggio di ascoltare e la capacità di costruire legami autentici, anche nelle situazioni più difficili.
Antonella Avena riporta alcune esperienze personali, che ci offrono uno spaccato delle dinamiche complesse che caratterizzano le cure palliative. In un esempio, un giovane collega, passato dal ruolo di consulente a quello di paziente in seguito a una diagnosi di linfoma, è stato seguito da un’équipe multidisciplinare che ha integrato cure palliative, medicina e oncoematologia. Il percorso di cura ha richiesto un coordinamento attento non solo per il controllo dei sintomi, ma anche per gestire la comunicazione con i familiari. Anche situazioni meno evidenti, come quella di una paziente priva di sintomi specifici, Antonella Avena sottolinea l’importanza del supporto offerto dal team: “Non sempre interveniamo solo per il controllo del dolore fisico", osserva: "ma anche per offrire un sostegno emotivo che si rivela essenziale, soprattutto quando il futuro appare incerto".
In ogni aneddoto, emerge con forza il ruolo del colloquio diretto: "Le analisi diagnostiche e la tecnologia ci forniscono dati preziosi, ma è attraverso il dialogo che comprendiamo davvero il paziente”, osserva Antonella: “È nel racconto che emergono le sfumature più sottili, quelle che sfuggono ai protocolli clinici, ma che sono essenziali per una cura autentica”.
In questo processo, il ruolo centrale è occupato non solo dall'apprendimento di competenze tecniche, ma soprattutto dallo sviluppo di capacità relazionali, come la gestione dei conflitti e la comunicazione delle cattive notizie: "Uno degli aspetti più critici del nostro lavoro è proprio la comunicazione", spiega Avena: "soprattutto quando si tratta di affrontare il dolore emotivo di pazienti e familiari in momenti di grande fragilità".
Le simulazioni proposte durante i corsi – ad esempio colloqui con pazienti o gestione di conflitti – diventano uno spazio protetto dove affinare capacità relazionali fondamentali: la delicatezza nel dare cattive notizie, il coraggio di ascoltare e la capacità di costruire legami autentici, anche nelle situazioni più difficili.
Antonella Avena riporta alcune esperienze personali, che ci offrono uno spaccato delle dinamiche complesse che caratterizzano le cure palliative. In un esempio, un giovane collega, passato dal ruolo di consulente a quello di paziente in seguito a una diagnosi di linfoma, è stato seguito da un’équipe multidisciplinare che ha integrato cure palliative, medicina e oncoematologia. Il percorso di cura ha richiesto un coordinamento attento non solo per il controllo dei sintomi, ma anche per gestire la comunicazione con i familiari. Anche situazioni meno evidenti, come quella di una paziente priva di sintomi specifici, Antonella Avena sottolinea l’importanza del supporto offerto dal team: “Non sempre interveniamo solo per il controllo del dolore fisico", osserva: "ma anche per offrire un sostegno emotivo che si rivela essenziale, soprattutto quando il futuro appare incerto".
In ogni aneddoto, emerge con forza il ruolo del colloquio diretto: "Le analisi diagnostiche e la tecnologia ci forniscono dati preziosi, ma è attraverso il dialogo che comprendiamo davvero il paziente”, osserva Antonella: “È nel racconto che emergono le sfumature più sottili, quelle che sfuggono ai protocolli clinici, ma che sono essenziali per una cura autentica”.