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Chiedere non guasta mai? Di più: è fondamentale per indicarti la giusta direzione - Blog Formazione continua
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Sei in riunione per discutere un nuovo progetto. Le idee scorrono velocemente, qualcuno propone una soluzione, tutti annuiscono. Ti viene un dubbio, ma l’attimo ti sfugge, le decisioni sono già prese, il gruppo allineato. Lasci perdere e segui il flusso della discussione.
Se non fosse che, giorni dopo, ti accorgi che proprio quella domanda avrebbe evitato incomprensioni.
Nella frenesia del quotidiano, anche in ambito lavorativo, ci ritroviamo spesso a scegliere la rapidità: cercare risposte, saltare alle conclusioni. Eppure, trarre conclusioni affrettate può portarci a degli abbagli, che magari ci conducono a decisioni sbagliate.
Le domande, quelle poste con autentica curiosità e soprattutto accompagnate da un ascolto attento ed attivo (e, magari, seguite da ulteriori domande per approfondire ancor meglio il tema in discussione) rappresentano infatti la radice comune a tutte le nuove idee, a connessioni tra temi apparentemente scollegati e, in generale, ad una comprensione migliore. Sono il motore della scienza, l’antidoto al “è così che stanno le cose, si è sempre fatto così”.
Diversi tipi di domande possono portarti a risultati diversi: ad esempio, le domande di chiarimento porteranno a comprendere meglio quello che ci è stato detto, aiutandoci ad evitare di formulare ipotesi errate. Un esempio di questo tipo di domanda può essere “puoi dirmi di più?” oppure “cosa intendi esattamente?”. Le domande di approfondimento, come “come è stata condotta l’analisi?” servono, appunto, ad approfondire e si possono usare per comprendere come si è giunti ad una determinata conclusione, a verificare la solidità delle ipotesi e a comprendere cause sottostanti ad eventuali problemi. Ci sono poi le domande esplorative, che aiutano a considerare aspetti della questione che ancora non sono stati trattati o esplicitati, aiutandoci ad evitare di focalizzarci unicamente sui compiti immediati a discapito della visione d’insieme. Infine, le domande che stimolano una riflessione più ampia aiutano a prendere le distanze ottenendo quindi una migliore visione di insieme, notando le connessioni tra problematiche apparentemente distinte.
Le domande non sono solo utili all’analisi tecnica dei problemi, ma anche a costruire relazioni interpersonali migliori: infatti, le persone che pongono più domande sono, in generale, più apprezzate dai loro interlocutori, in particolare se pongono domande di approfondimento.
Come per quasi tutto nella vita, porre le domande giuste è un’arte che si può imparare, con il giusto allenamento, adeguate conoscenze e un po’ di pratica.
Se non fosse che, giorni dopo, ti accorgi che proprio quella domanda avrebbe evitato incomprensioni.
Nella frenesia del quotidiano, anche in ambito lavorativo, ci ritroviamo spesso a scegliere la rapidità: cercare risposte, saltare alle conclusioni. Eppure, trarre conclusioni affrettate può portarci a degli abbagli, che magari ci conducono a decisioni sbagliate.
Le domande, quelle poste con autentica curiosità e soprattutto accompagnate da un ascolto attento ed attivo (e, magari, seguite da ulteriori domande per approfondire ancor meglio il tema in discussione) rappresentano infatti la radice comune a tutte le nuove idee, a connessioni tra temi apparentemente scollegati e, in generale, ad una comprensione migliore. Sono il motore della scienza, l’antidoto al “è così che stanno le cose, si è sempre fatto così”.
Diversi tipi di domande possono portarti a risultati diversi: ad esempio, le domande di chiarimento porteranno a comprendere meglio quello che ci è stato detto, aiutandoci ad evitare di formulare ipotesi errate. Un esempio di questo tipo di domanda può essere “puoi dirmi di più?” oppure “cosa intendi esattamente?”. Le domande di approfondimento, come “come è stata condotta l’analisi?” servono, appunto, ad approfondire e si possono usare per comprendere come si è giunti ad una determinata conclusione, a verificare la solidità delle ipotesi e a comprendere cause sottostanti ad eventuali problemi. Ci sono poi le domande esplorative, che aiutano a considerare aspetti della questione che ancora non sono stati trattati o esplicitati, aiutandoci ad evitare di focalizzarci unicamente sui compiti immediati a discapito della visione d’insieme. Infine, le domande che stimolano una riflessione più ampia aiutano a prendere le distanze ottenendo quindi una migliore visione di insieme, notando le connessioni tra problematiche apparentemente distinte.
Le domande non sono solo utili all’analisi tecnica dei problemi, ma anche a costruire relazioni interpersonali migliori: infatti, le persone che pongono più domande sono, in generale, più apprezzate dai loro interlocutori, in particolare se pongono domande di approfondimento.
Come per quasi tutto nella vita, porre le domande giuste è un’arte che si può imparare, con il giusto allenamento, adeguate conoscenze e un po’ di pratica.
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Questioning: l'arte di saper fare domande
“Chi domanda, comanda!” è uno slogan molto diffuso, ma la sua efficacia dipende dal contenuto. Chi governa il metodo sa stimolare l’attenzione e generare interesse, aprendosi la strada verso il proprio obiettivo. Fare domande richiede allenamento e una pratica disciplinata.