Senza sbarre. Storia di un carcere aperto - DEASS
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Cosima Buccoliero con Serena Uccello, Einaudi, 2022
Il libro racconta la complessità del carcere oltre i luoghi comuni. Attraverso esperienze, scene quotidiane e riflessioni, mostra limiti e potenzialità rieducative dell’istituzione, sottolineando il ruolo cruciale degli operatori sociali e la centralità della riabilitazione.
Il libro racconta la complessità del carcere oltre i luoghi comuni. Attraverso esperienze, scene quotidiane e riflessioni, mostra limiti e potenzialità rieducative dell’istituzione, sottolineando il ruolo cruciale degli operatori sociali e la centralità della riabilitazione.
Ragionare del carcere, senza scadere in luoghi comuni, è un’operazione complessa. Di libertà e detenzione, di punizione e riabilitazione, di vittime e colpevoli ne parlano quasi tutti: dopo aver letto le notizie su carta o sul web, in seguito all’ascolto di un radiogiornale o di un telegiornale, in connessione alla fruizione di dispositivi narrativi come cinema, documentari, serie tv, letteratura, teatro, poesia. La questione della privazione della libertà e delle sanzioni giuridiche, ovvero dell’espiazione di una condanna, sollecita il tema della giustizia: quella concreta e mediata, connessa all’ordinamento giuridico che regge l’organizzazione sociale, ma anche quella astratta e individuale, che ha a che fare con il senso di ciò che è giusto oltre la legge (Antigone docet). Se ne parla molto, dunque, ma conoscerne la prosaicità oltre alla retorica diffusa è qualcosa di ben diverso.
È in questo viaggio conoscitivo che Cosima Buccoliero – attuale direttrice della Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, e già direttrice della II Casa di reclusione di Milano Bollate e dell’Istituto penale minorile di Milano Cesare Beccaria –, con la collaborazione della giornalista Serena Uccello, accompagna lettrici e lettori, proponendo riflessioni attorno alle proprie esperienze professionali, mostrando scene di vita quotidiana, descrivendo odori, rumori e volti di quegli spazi (chiusi) attraversati da una variegata umanità.
Un viaggio dentro e fuori dal carcere – nei suoi territori interni e in quelli dove è collocato – non lineare, bensì incerto e talvolta spaesante, fatto di molti grigi oltre al bianco e al nero, di scelte professionali complesse e di riflessioni personali significative. Un testo che vuole far incontrare il carcere reale al lettore attraverso il racconto, accompagnandolo a osservarlo con uno sguardo diverso grazie alla comprensione della complessità della vita al suo interno, mostrando sia le molteplici criticità sistemiche presenti (rispetto alle quali vengono formulati e auspicati opportuni correttivi), sia le potenzialità rieducative connesse a un approccio teso alla riabilitazione come quello promosso a Bollate.
Questo approccio, infatti, interroga da vicino il ruolo degli operatori sociali, dei quali viene sottolineata l’importanza all’interno della realtà detentiva, perché educatori e formatori rappresentano una delle componenti fondamentali delle possibilità di cambiamento virtuoso dei soggetti. Su questo obiettivo Buccoliero torna spesso, sottolineando come la riabilitazione debba rappresentare il fine primo e ultimo del carcere, anche per coloro per i quali non si prevede un rientro in società.
È la concretezza delle situazioni di vita, dunque, a scandire la storia della realtà di Bollate. È l’accadere particolare a rendere possibile il caso generale – come ricorda la direttrice richiamando Dostoevskij – e a tracciare la strada da percorrere nel percorso riabilitativo. Al contempo, tuttavia, sono i principi generali che permettono di confrontarsi con queste realtà: non solo la già citata riabilitazione, ma anche la distinzione del soggetto dal reato o il tentativo di costruire comunità attraverso la cura dei luoghi e delle persone.
Giovedì 7 novembre 2024, dalle ore 14.00 alle 17.00, al SUPSI DEASS di Manno Cosima Buccoliero, insieme a Silvia Polleri, Stefano Laffranchini-Del Torchio e Siva Steiner – con la moderazione di Lorenzo Pezzoli –, ha discusso unitamente al regista Michele Rho del suo film-documentario “Benvenuti in Galera”, che racconta l’esperienza dell’omonimo ristorante inserito nella II Casa Circondariale di Milano-Bollate.
È in questo viaggio conoscitivo che Cosima Buccoliero – attuale direttrice della Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, e già direttrice della II Casa di reclusione di Milano Bollate e dell’Istituto penale minorile di Milano Cesare Beccaria –, con la collaborazione della giornalista Serena Uccello, accompagna lettrici e lettori, proponendo riflessioni attorno alle proprie esperienze professionali, mostrando scene di vita quotidiana, descrivendo odori, rumori e volti di quegli spazi (chiusi) attraversati da una variegata umanità.
Un viaggio dentro e fuori dal carcere – nei suoi territori interni e in quelli dove è collocato – non lineare, bensì incerto e talvolta spaesante, fatto di molti grigi oltre al bianco e al nero, di scelte professionali complesse e di riflessioni personali significative. Un testo che vuole far incontrare il carcere reale al lettore attraverso il racconto, accompagnandolo a osservarlo con uno sguardo diverso grazie alla comprensione della complessità della vita al suo interno, mostrando sia le molteplici criticità sistemiche presenti (rispetto alle quali vengono formulati e auspicati opportuni correttivi), sia le potenzialità rieducative connesse a un approccio teso alla riabilitazione come quello promosso a Bollate.
Questo approccio, infatti, interroga da vicino il ruolo degli operatori sociali, dei quali viene sottolineata l’importanza all’interno della realtà detentiva, perché educatori e formatori rappresentano una delle componenti fondamentali delle possibilità di cambiamento virtuoso dei soggetti. Su questo obiettivo Buccoliero torna spesso, sottolineando come la riabilitazione debba rappresentare il fine primo e ultimo del carcere, anche per coloro per i quali non si prevede un rientro in società.
È la concretezza delle situazioni di vita, dunque, a scandire la storia della realtà di Bollate. È l’accadere particolare a rendere possibile il caso generale – come ricorda la direttrice richiamando Dostoevskij – e a tracciare la strada da percorrere nel percorso riabilitativo. Al contempo, tuttavia, sono i principi generali che permettono di confrontarsi con queste realtà: non solo la già citata riabilitazione, ma anche la distinzione del soggetto dal reato o il tentativo di costruire comunità attraverso la cura dei luoghi e delle persone.
Giovedì 7 novembre 2024, dalle ore 14.00 alle 17.00, al SUPSI DEASS di Manno Cosima Buccoliero, insieme a Silvia Polleri, Stefano Laffranchini-Del Torchio e Siva Steiner – con la moderazione di Lorenzo Pezzoli –, ha discusso unitamente al regista Michele Rho del suo film-documentario “Benvenuti in Galera”, che racconta l’esperienza dell’omonimo ristorante inserito nella II Casa Circondariale di Milano-Bollate.