Costruzione circolare
Economia circolare: Edifici come risorse in un futuro circolare - Blog Formazione continua
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Minimizzare consumi e sprechi, aumentare l'uso di energie rinnovabili e ridurre l'impatto dell'intero ciclo di vita dei materiali utilizzati, ad esempio, attraverso il loro riutilizzo e riciclaggio, sono tra le priorità per un settore edile sostenibile e resiliente…
Nel panorama dei settori ad alto impatto ambientale, l'edilizia emerge come protagonista indiscusso. Gli edifici sono responsabili di oltre un terzo del consumo mondiale di risorse e del 40% dell'energia globale, contribuendo parallelamente al 40% delle emissioni totali di gas serra. Giocano poi un ruolo significativo nell'accumulo di rifiuti, generando quasi la metà di quelli destinati alle discariche.
Insomma, il modello lineare, dove si costruisce, si consuma e poi si demolisce, sembra essere arrivato al capolinea. Ma come cambiare paradigma? Come trasformare il tradizionale modello di "consumo lineare" in un sistema più sostenibile ed efficiente?
L'economia circolare, termine che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, trova nel settore delle costruzioni un terreno particolarmente fertile. Questo approccio permette di guardare agli edifici come a “depositi di materiali”, da cui attingere anziché scaricare in discarica. La logica è semplice: si progetta pensando a come smantellare e riutilizzare, ottimizzando ogni risorsa lungo tutto il ciclo di vita. Questa nuova visione non si limita al singolo edifico, ma si estende a tutto l’ambiente costruito, di cui vanno riconosciute le potenzialità per poterlo sfruttare come una vera e propria “miniera urbana”, dove gli edifici, una volta giunti al termine del loro ciclo di vita, non finiscono nel dimenticatoio ma diventano il punto di partenza per nuove costruzioni.
Secondo stime della Ellen MacArthur Foundation, applicare i principi della circolarità potrebbe ridurre la dipendenza dalle risorse vergini del 32%. In pratica, significa ridurre la pressione sulle risorse naturali, abbattere i costi di smaltimento e dare vita a nuovi modelli economici in cui il riuso non è solo un'opzione, ma una necessità. L’impatto economico di questa trasformazione non è da sottovalutare. Meno dipendenza da materie prime significa meno vulnerabilità alle oscillazioni dei prezzi e alle crisi di approvvigionamento.
L’Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha stimato che un'efficace transizione verso l'uso di materiali riciclati e processi più efficienti potrebbe ridurre del 90% le emissioni di gas serra legate all’edilizia entro il 2050. Il passaggio da un modello lineare a uno circolare, però, richiede un cambio di mentalità che non riguarda solo le grandi imprese. Anche le piccole e medie aziende del settore edilizio sono chiamate ad abbracciare pratiche come la decostruzione selettiva e il riutilizzo dei materiali, trasformando gli scarti in risorse. Un concetto, quello dell’upcycling, che sta già trovando applicazione in diversi progetti innovativi e con risultati tangibili.
Una metodologia che sposta il focus sulle risorse, il cui obiettivo primario diventa quello di massimizzare la loro durata e valore, riducendo al minimo l’utilizzo di materie prime vergini e l’accumulo di rifiuti. E, se da un lato, la necessità di nuovi concetti, metodi e processi di progettazione e costruzione, potrebbe spaventare, dall’altro, non si possono non cogliere le opportunità di questo metodo in termini di crescita economica e innovazione tecnologica.
La vera sfida però, è soprattutto culturale. Ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo significa anche rivedere le nostre abitudini e accettare l’idea che il nostro ambiente costruito può essere una risorsa continua.
Insomma, il modello lineare, dove si costruisce, si consuma e poi si demolisce, sembra essere arrivato al capolinea. Ma come cambiare paradigma? Come trasformare il tradizionale modello di "consumo lineare" in un sistema più sostenibile ed efficiente?
L'economia circolare, termine che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, trova nel settore delle costruzioni un terreno particolarmente fertile. Questo approccio permette di guardare agli edifici come a “depositi di materiali”, da cui attingere anziché scaricare in discarica. La logica è semplice: si progetta pensando a come smantellare e riutilizzare, ottimizzando ogni risorsa lungo tutto il ciclo di vita. Questa nuova visione non si limita al singolo edifico, ma si estende a tutto l’ambiente costruito, di cui vanno riconosciute le potenzialità per poterlo sfruttare come una vera e propria “miniera urbana”, dove gli edifici, una volta giunti al termine del loro ciclo di vita, non finiscono nel dimenticatoio ma diventano il punto di partenza per nuove costruzioni.
Secondo stime della Ellen MacArthur Foundation, applicare i principi della circolarità potrebbe ridurre la dipendenza dalle risorse vergini del 32%. In pratica, significa ridurre la pressione sulle risorse naturali, abbattere i costi di smaltimento e dare vita a nuovi modelli economici in cui il riuso non è solo un'opzione, ma una necessità. L’impatto economico di questa trasformazione non è da sottovalutare. Meno dipendenza da materie prime significa meno vulnerabilità alle oscillazioni dei prezzi e alle crisi di approvvigionamento.
L’Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha stimato che un'efficace transizione verso l'uso di materiali riciclati e processi più efficienti potrebbe ridurre del 90% le emissioni di gas serra legate all’edilizia entro il 2050. Il passaggio da un modello lineare a uno circolare, però, richiede un cambio di mentalità che non riguarda solo le grandi imprese. Anche le piccole e medie aziende del settore edilizio sono chiamate ad abbracciare pratiche come la decostruzione selettiva e il riutilizzo dei materiali, trasformando gli scarti in risorse. Un concetto, quello dell’upcycling, che sta già trovando applicazione in diversi progetti innovativi e con risultati tangibili.
Una metodologia che sposta il focus sulle risorse, il cui obiettivo primario diventa quello di massimizzare la loro durata e valore, riducendo al minimo l’utilizzo di materie prime vergini e l’accumulo di rifiuti. E, se da un lato, la necessità di nuovi concetti, metodi e processi di progettazione e costruzione, potrebbe spaventare, dall’altro, non si possono non cogliere le opportunità di questo metodo in termini di crescita economica e innovazione tecnologica.
La vera sfida però, è soprattutto culturale. Ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo significa anche rivedere le nostre abitudini e accettare l’idea che il nostro ambiente costruito può essere una risorsa continua.
Un nuovo capitolo per la Formazione continua SUPSI
Aggregatore Risorse
-
- Modalità ibrida
- Diurna
- Da definire
- 10.0 ECTS
- 130 ore-lezione
-
- In presenza
- Diurna
- Da definire
- 0.0 ECTS
- 8 ore-lezione
Le attività e la ricerca pionieristica svolte in questo contesto hanno già mostrato risultati tangibili, evidenziati anche nei corsi di Formazione continua offerti. Il Corso Experience: La circolarità nel settore della costruzione , ad esempio, offre agli operatori del settore una profonda immersione nelle tematiche della circolarità, arricchita da visite a progetti sul territorio cantonale e presso aziende e istituzioni specializzate nel riciclaggio e presso la materioteca SUPSI.
In parallelo, il CAS Sostenibilità Integrata degli Edifici si pone come un punto di riferimento per i professionisti della costruzione, approfondendo i temi cruciali dell'economia circolare della costruzione e fornendo le basi per un approccio progettuale sostenibile ed efficace. Questi corsi rappresentano solo l'inizio di un'importante evoluzione nel settore, che mette al centro la sostenibilità e l'innovazione.
In parallelo, il CAS Sostenibilità Integrata degli Edifici si pone come un punto di riferimento per i professionisti della costruzione, approfondendo i temi cruciali dell'economia circolare della costruzione e fornendo le basi per un approccio progettuale sostenibile ed efficace. Questi corsi rappresentano solo l'inizio di un'importante evoluzione nel settore, che mette al centro la sostenibilità e l'innovazione.