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Quali sono le competenze fondamentali nel mondo del lavoro? Il rapporto The future of jobs 2025 del World Economic Forum risponde in modo chiaro: il pensiero analitico è considerato fondamentale; seguono resilienza, flessibilità e agilità, insieme a leadership e influenza sociale, sottolineando il ruolo chiave dell'adattabilità e della collaborazione. Il pensiero creativo, la motivazione e la consapevolezza di sé si collocano rispettivamente al quarto e al quinto posto.
Questa combinazione di competenze cognitive, di autoefficacia ed interpersonali tra le prime cinque sottolinea l'importanza delle competenze soft, anche dette capacità relazionali e comportamentali, che sono l’atteggiamento mentale ed emotivo che contraddistingue la persona all’interno del proprio ambiente lavorativo.
Approfondiamo l’argomento con Eliana Stefanoni, imprenditrice, psicologa, counselor e coach certificata. Eliana è responsabile del CAS “Empowering skills: sviluppo competenze gestionali e relazionali”.
Ironicamente potrei dire che lo sviluppo delle soft skills è il contrario di ciò che chiamo “l’approccio Instagram”, cioè quella modalità, a cui oggi siamo abituati, di ottenere una soluzione veloce, sempre uguale e sempre funzionante ad un certo problema, senza tenere conto delle specificità della situazione in cui ci si trova.
Eliana Stefanoni
Scopri di piùQuanto contano oggi le soft skills rispetto alle competenze tecniche, e come bilanciarle per una carriera sostenibile e soddisfacente?
Viviamo in un tempo in cui la tecnologia corre come mai prima e siamo tutti immersi in una rete globale di relazioni che trasforma il nostro modo di incontrarci, informarci ma anche di lavorare e soprattutto di “formarci”.
La tecnologia corre veloce e le regole del gioco cambiano spesso. Le hard skills restano il fondamento: vanno acquisite, aggiornate e mantenute, perché le conoscenze diventano presto obsolete; sono un po’ il nostro “zaino” con dentro tutto ciò che ci serve necessariamente… ma che va rifornito di continuo. Le soft skills sono la bussola: ci aiutano ad orientarci, lavorare con gli altri ed a rivedere le nostre abitudini quando non funzionano più. È l’incontro tra zaino e bussola che rende la carriera solida e soddisfacente nel lungo periodo.
C’è quindi un aspetto fondamentale legato all’assetto mentale, elastico e consapevole, che è il vero punto di svolta della formazione moderna: spirito critico e visione sistemica, capacità di leggere il contesto, collaborare, mettere in discussione le proprie certezze e uscire dal “pilota automatico” sono elementi centrali.
Questo richiede una certa dose di auto-conoscenza. La consapevolezza non è un talento innato: si può imparare e, soprattutto, va allenata quotidianamente. Significa osservare con onestà cosa nella nostra vita professionale funziona bene e cosa meno, farne tesoro e impegnarci per trovare nuove modalità e strategie. Spesso vuol dire scegliere consapevolmente percorsi diversi.
Unire competenze trasversali e tecniche è come unire visione e strumenti: si ottiene lucidità, che ci permette di leggere i cambiamenti, ma anche flessibilità per affrontarli.
Aumentare la nostra capacità di adattamento dinamico è il modo migliore per costruire una carriera appagante, sia dal punto di vista professionale che personale, portando beneficio a noi stessi ed al contesto organizzativo in cui operiamo.
Ci sono alcune competenze che ritieni utili a prescindere dal settore o dalla posizione?
Sì, in primis l'autoconsapevolezza: una persona può possedere tutti gli strumenti del mondo, ma in ultima analisi i risultati dipenderanno dalla mano di chi usa tali strumenti; essere consapevole di quali siano i miei tratti distintivi, che mi porteranno ad agire, a pensare e a sentire la realtà in un certo modo, è davvero basilare per poi poter applicare qualsiasi strumento io possa apprendere.
Un'altra competenza essenziale è legata alla curiosità, intesa come la capacità e la voglia di mettersi in gioco provando a cambiare linguaggio e prospettiva: in quanto esseri umani, siamo estremamente abitudinari, quindi siamo molto affezionati al nostro modo di guardare la realtà, perché ci rende efficaci, efficienti, e sicuri di come stare al mondo; ma per integrare strumenti e competenze nuove è necessario essere invece disponibili ad esplorare con curiosità idee e prospettive che, magari, fino a un momento prima non erano nemmeno nel nostro campo percettivo.
Considerando i cambiamenti attualmente in atto nel mondo del lavoro e nella società in generale, ci sono delle soft skills che diventeranno imprescindibili negli anni a venire?
La prima competenza destinata a diventare sempre più importante è la capacità di tollerare l'incertezza: ognuno di noi possiede una soglia entro la quale riesce a gestire l'inaspettato, l'incerto, il dover prendere decisioni senza avere tutti gli elementi. Si tratta di una competenza che può essere rafforzata e ampliata, ed è importante farlo, perché viviamo in un mondo sempre più complesso, segnato da rapidi cambiamenti e da una pluralità di linguaggi che, anche per ragioni intergenerazionali, si diversificano ed evolvono con rapidità. La capacità di tollerare l’incertezza diventa quindi un elemento chiave, anche solo per non farsi sopraffare dallo stress della vita quotidiana.
Un’altra soft skill fondamentale è la visione sistemica, intesa come la capacità di cogliere il modo in cui elementi diversi si influenzano a vicenda. A fronte di una complessità crescente, anche in termini di aspettative rispetto al ruolo professionale, è essenziale comprendere come aspetti pratici ed operativi vengono influenzati da variabili emotive, psicologiche e sociali. Le aspettative di ruolo sono sempre più ampie e mutevoli, e una visione d’insieme può concretamente supportarci nella gestione quotidiana del nostro ruolo.
Quali resistenze o difficoltà incontri più spesso quando si parla di soft skills, sia da parte dei professionisti che delle aziende?
Nonostante sia ormai chiaro che le soft skills sono qualcosa di necessario, che dobbiamo saper padroneggiare bene, a volte si fatica a comprendere che non esiste la ricetta o la formula magica sempre applicabile. Acquisire e utilizzare soft skills richiedere un lavoro di apprendimento, una “fatica”, che sono strettamente legati alla necessità di ampliare i propri orizzonti cognitivi, psicologici ed emotivi.
Ironicamente potrei dire che è il contrario di ciò che chiamo “l’approccio Instagram”, cioè quella modalità, a cui oggi siamo abituati, di ottenere una soluzione veloce, sempre uguale e sempre funzionante ad un certo problema, senza tenere conto delle specificità della situazione in cui ci si trova.
In che modo si possono sviluppare o affinare le soft skills? E soprattutto, è possibile farlo anche in età adulta e già immersi in un contesto professionale?
Assolutamente sì. Le soft skills non sono qualcosa di “statico” o rigidamente definito: ognuno di noi ne possiede già alcune, ma tutte possono essere potenziate con il giusto allenamento. Il primo passo è capire quali competenze ci servono davvero per il nostro ruolo e per il percorso che vogliamo costruire.
Viviamo in un tempo in cui la tecnologia corre come mai prima e siamo tutti immersi in una rete globale di relazioni che trasforma il nostro modo di incontrarci, informarci ma anche di lavorare e soprattutto di “formarci”.
La tecnologia corre veloce e le regole del gioco cambiano spesso. Le hard skills restano il fondamento: vanno acquisite, aggiornate e mantenute, perché le conoscenze diventano presto obsolete; sono un po’ il nostro “zaino” con dentro tutto ciò che ci serve necessariamente… ma che va rifornito di continuo. Le soft skills sono la bussola: ci aiutano ad orientarci, lavorare con gli altri ed a rivedere le nostre abitudini quando non funzionano più. È l’incontro tra zaino e bussola che rende la carriera solida e soddisfacente nel lungo periodo.
C’è quindi un aspetto fondamentale legato all’assetto mentale, elastico e consapevole, che è il vero punto di svolta della formazione moderna: spirito critico e visione sistemica, capacità di leggere il contesto, collaborare, mettere in discussione le proprie certezze e uscire dal “pilota automatico” sono elementi centrali.
Questo richiede una certa dose di auto-conoscenza. La consapevolezza non è un talento innato: si può imparare e, soprattutto, va allenata quotidianamente. Significa osservare con onestà cosa nella nostra vita professionale funziona bene e cosa meno, farne tesoro e impegnarci per trovare nuove modalità e strategie. Spesso vuol dire scegliere consapevolmente percorsi diversi.
Unire competenze trasversali e tecniche è come unire visione e strumenti: si ottiene lucidità, che ci permette di leggere i cambiamenti, ma anche flessibilità per affrontarli.
Aumentare la nostra capacità di adattamento dinamico è il modo migliore per costruire una carriera appagante, sia dal punto di vista professionale che personale, portando beneficio a noi stessi ed al contesto organizzativo in cui operiamo.
Ci sono alcune competenze che ritieni utili a prescindere dal settore o dalla posizione?
Sì, in primis l'autoconsapevolezza: una persona può possedere tutti gli strumenti del mondo, ma in ultima analisi i risultati dipenderanno dalla mano di chi usa tali strumenti; essere consapevole di quali siano i miei tratti distintivi, che mi porteranno ad agire, a pensare e a sentire la realtà in un certo modo, è davvero basilare per poi poter applicare qualsiasi strumento io possa apprendere.
Un'altra competenza essenziale è legata alla curiosità, intesa come la capacità e la voglia di mettersi in gioco provando a cambiare linguaggio e prospettiva: in quanto esseri umani, siamo estremamente abitudinari, quindi siamo molto affezionati al nostro modo di guardare la realtà, perché ci rende efficaci, efficienti, e sicuri di come stare al mondo; ma per integrare strumenti e competenze nuove è necessario essere invece disponibili ad esplorare con curiosità idee e prospettive che, magari, fino a un momento prima non erano nemmeno nel nostro campo percettivo.
Considerando i cambiamenti attualmente in atto nel mondo del lavoro e nella società in generale, ci sono delle soft skills che diventeranno imprescindibili negli anni a venire?
La prima competenza destinata a diventare sempre più importante è la capacità di tollerare l'incertezza: ognuno di noi possiede una soglia entro la quale riesce a gestire l'inaspettato, l'incerto, il dover prendere decisioni senza avere tutti gli elementi. Si tratta di una competenza che può essere rafforzata e ampliata, ed è importante farlo, perché viviamo in un mondo sempre più complesso, segnato da rapidi cambiamenti e da una pluralità di linguaggi che, anche per ragioni intergenerazionali, si diversificano ed evolvono con rapidità. La capacità di tollerare l’incertezza diventa quindi un elemento chiave, anche solo per non farsi sopraffare dallo stress della vita quotidiana.
Un’altra soft skill fondamentale è la visione sistemica, intesa come la capacità di cogliere il modo in cui elementi diversi si influenzano a vicenda. A fronte di una complessità crescente, anche in termini di aspettative rispetto al ruolo professionale, è essenziale comprendere come aspetti pratici ed operativi vengono influenzati da variabili emotive, psicologiche e sociali. Le aspettative di ruolo sono sempre più ampie e mutevoli, e una visione d’insieme può concretamente supportarci nella gestione quotidiana del nostro ruolo.
Quali resistenze o difficoltà incontri più spesso quando si parla di soft skills, sia da parte dei professionisti che delle aziende?
Nonostante sia ormai chiaro che le soft skills sono qualcosa di necessario, che dobbiamo saper padroneggiare bene, a volte si fatica a comprendere che non esiste la ricetta o la formula magica sempre applicabile. Acquisire e utilizzare soft skills richiedere un lavoro di apprendimento, una “fatica”, che sono strettamente legati alla necessità di ampliare i propri orizzonti cognitivi, psicologici ed emotivi.
Ironicamente potrei dire che è il contrario di ciò che chiamo “l’approccio Instagram”, cioè quella modalità, a cui oggi siamo abituati, di ottenere una soluzione veloce, sempre uguale e sempre funzionante ad un certo problema, senza tenere conto delle specificità della situazione in cui ci si trova.
In che modo si possono sviluppare o affinare le soft skills? E soprattutto, è possibile farlo anche in età adulta e già immersi in un contesto professionale?
Assolutamente sì. Le soft skills non sono qualcosa di “statico” o rigidamente definito: ognuno di noi ne possiede già alcune, ma tutte possono essere potenziate con il giusto allenamento. Il primo passo è capire quali competenze ci servono davvero per il nostro ruolo e per il percorso che vogliamo costruire.
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- In presenza
- 01 settembre 2025
- Diurna
- Manno, stabile Suglio
- 15.0 ECTS
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