Città spugna
Quando il verde e il blu valgono oro - Blog Formazione continua
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Di come funzioni una città spugna ne abbiamo già parlato qui. Questa volta guardiamo più in profondità: non tanto alla tecnica, ma al cambiamento che ci porta a parlare di verde e blu, non come colori, ma come infrastrutture vitali.
L’Accordo di Parigi ci ha messo davanti a un impegno chiaro: emissioni zero entro metà secolo. L’OCSE stima che, senza interventi, il costo del cambiamento climatico potrebbe arrivare al 4% del PIL mondiale già entro il 2050 e fino al 10% entro il 2100.
Eppure, il paradosso è che la soluzione conviene. In Scandinavia parlano di città d’oro. Si risparmia su costi sanitari, danni da eventi estremi, emergenze, e allo stesso tempo si aumenta il valore immobiliare. È la dimostrazione che sostenibilità e competitività non solo possono convivere, ma sono la stessa cosa.
Abbiamo chiesto a Federica Corso Talento di aiutarci ad approfondire la tematica
L’Accordo di Parigi ci ha messo davanti a un impegno chiaro: emissioni zero entro metà secolo. L’OCSE stima che, senza interventi, il costo del cambiamento climatico potrebbe arrivare al 4% del PIL mondiale già entro il 2050 e fino al 10% entro il 2100.
Eppure, il paradosso è che la soluzione conviene. In Scandinavia parlano di città d’oro. Si risparmia su costi sanitari, danni da eventi estremi, emergenze, e allo stesso tempo si aumenta il valore immobiliare. È la dimostrazione che sostenibilità e competitività non solo possono convivere, ma sono la stessa cosa.
Abbiamo chiesto a Federica Corso Talento di aiutarci ad approfondire la tematica
Quando parliamo di verde e blu, non intendiamo i colori di una tavolozza da pittore: quali sinergie creano questi due colori?
Il verde e il blu sono i parchi, i giardini, le aree agricole, ma anche i fiumi, i laghi, i canali di drenaggio. Se li facciamo lavorare insieme, diventano un sistema che riduce gli allagamenti, mitiga il calore urbano, migliora la salute e la qualità della vita delle persone. E non è solo qualità della vita: è anche economia. Investire oggi in infrastrutture verdi e blu significa ridurre domani i costi sanitari, i danni da eventi estremi, le spese di gestione urbana.
Serve una nuova sinergia tra città e campagna, che dalla rivoluzione industriale in poi hanno smesso di parlarsi. Riscoprire questo dialogo è vitale: dall’alimentazione a km 0 alla gestione delle risorse. Investire nel verde e nel blu conviene: aumenta il valore immobiliare, riduce i costi sanitari e quelli legati alle emergenze. Per questo parlo di verde rurale oltre che di città resiliente e, piccolo spoiler, con la Formazione continua SUPSI stiamo lavorando su entrambi i fronti.
Il SAS non è un corso solo per architetti o ingegneri. Perché si adatta a tutti? Anche a un insegnante o a un manager?
Perché riguarda la vita di tutti. Non serve progettare una città intera per fare la differenza: basta un cortile scolastico che non sia un deserto d’asfalto, un giardino aziendale che diventa spazio di benessere, una scelta educativa che insegni ai bambini a trattare l’acqua come una risorsa.
In Svizzera si parla di Klima Schulen: scuole che ogni anno dedicano i programmi a un tema climatico. Non è solo didattica, ma trasformazione fisica. La scuola smette di essere un’isola e diventa nucleo verde del quartiere: ci arrivi in trasporto pubblico, trovi prodotti a km 0, stai all’ombra d’estate e non allaghi d’inverno. Funziona per bambini, adulti e anziani. E per un manager è lo stesso: non servono cattedrali, servono scelte di gestione.
Qual è la competenza meno ovvia che si impara durante il corso?
La politica attiva. Non nel senso dei partiti, ma dell’imparare a incidere. A far dialogare mondi che normalmente non si parlano: urbanisti, architetti, ma anche cooperative abitative, quartieri a dieci minuti, amministratori locali. È spesso il momento più acceso del corso: le domande si moltiplicano.
Ci puoi fare un esempio concreto di come le logiche delle città spugna possano cambiare anche piccole scelte quotidiane di un’azienda o di un’amministrazione?
Pensiamo alle scelte di ogni giorno in azienda o in Comune. In Ticino i piani di mobilità aziendale sono saliti da 1 a 5 milioni: è il segnale che dobbiamo smettere di “bastonare” e cominciare a premiare chi riduce l’impatto. Non solo “chi inquina paga”, ma “chi non inquina guadagna”. Per questo stiamo preparando anche mini-corsi ad hoc per le imprese: tre cose fatte bene – parcheggi verdi, tetti verdi, piano di mobilità – e il cambiamento parte. Il segreto è lavorare trasversalmente: tutti intorno allo stesso tavolo, Alcune amministrazioni lo stanno già facendo: Logistica Ticino è venuta al corso e vuole intervenire sui tetti verdi; sui beni immobili dello Stato c’è apertura. Mendrisio ha iniziato con ottimi professionisti.
Non raccontiamo favole: in Ticino siamo boscosi, ma non può essere una scusa. Il Dipartimento del Territorio sta lavorando bene su rinaturazione e naturazione dei fiumi e lo vediamo anche in pratica all’interno del SAS con i nostri field trip con Laurent Filippini
C’è chi pensa che la sostenibilità sia una spesa extra, un lusso da concedersi solo quando tutto il resto è a posto. Perché, invece, investire ora conviene più che aspettare?
Lo vediamo nelle aziende scandinave: hanno dimostrato che si può risparmiare su energia, sanità, emergenze e nello stesso tempo aumentare il valore immobiliare e la produttività. Per restare sul nostro territorio, penso al Pian Scariolo o al Mendrisiotto: aree di grande pressione urbanistica che potrebbero trasformarsi in laboratori di concertazione pubblico-privata. Piste ciclabili, zone verdi aperte anche ai cittadini, spazi dove i dipendenti possono respirare. Persino la scelta delle sementi dei prati può diventare un atto innovativo: non più erba “da sfalcio” ma piante che nutrono insetti impollinatori. Così un’azienda diventa esempio virtuoso da seguire
Il verde e il blu sono i parchi, i giardini, le aree agricole, ma anche i fiumi, i laghi, i canali di drenaggio. Se li facciamo lavorare insieme, diventano un sistema che riduce gli allagamenti, mitiga il calore urbano, migliora la salute e la qualità della vita delle persone. E non è solo qualità della vita: è anche economia. Investire oggi in infrastrutture verdi e blu significa ridurre domani i costi sanitari, i danni da eventi estremi, le spese di gestione urbana.
Serve una nuova sinergia tra città e campagna, che dalla rivoluzione industriale in poi hanno smesso di parlarsi. Riscoprire questo dialogo è vitale: dall’alimentazione a km 0 alla gestione delle risorse. Investire nel verde e nel blu conviene: aumenta il valore immobiliare, riduce i costi sanitari e quelli legati alle emergenze. Per questo parlo di verde rurale oltre che di città resiliente e, piccolo spoiler, con la Formazione continua SUPSI stiamo lavorando su entrambi i fronti.
Il SAS non è un corso solo per architetti o ingegneri. Perché si adatta a tutti? Anche a un insegnante o a un manager?
Perché riguarda la vita di tutti. Non serve progettare una città intera per fare la differenza: basta un cortile scolastico che non sia un deserto d’asfalto, un giardino aziendale che diventa spazio di benessere, una scelta educativa che insegni ai bambini a trattare l’acqua come una risorsa.
In Svizzera si parla di Klima Schulen: scuole che ogni anno dedicano i programmi a un tema climatico. Non è solo didattica, ma trasformazione fisica. La scuola smette di essere un’isola e diventa nucleo verde del quartiere: ci arrivi in trasporto pubblico, trovi prodotti a km 0, stai all’ombra d’estate e non allaghi d’inverno. Funziona per bambini, adulti e anziani. E per un manager è lo stesso: non servono cattedrali, servono scelte di gestione.
Qual è la competenza meno ovvia che si impara durante il corso?
La politica attiva. Non nel senso dei partiti, ma dell’imparare a incidere. A far dialogare mondi che normalmente non si parlano: urbanisti, architetti, ma anche cooperative abitative, quartieri a dieci minuti, amministratori locali. È spesso il momento più acceso del corso: le domande si moltiplicano.
Ci puoi fare un esempio concreto di come le logiche delle città spugna possano cambiare anche piccole scelte quotidiane di un’azienda o di un’amministrazione?
Pensiamo alle scelte di ogni giorno in azienda o in Comune. In Ticino i piani di mobilità aziendale sono saliti da 1 a 5 milioni: è il segnale che dobbiamo smettere di “bastonare” e cominciare a premiare chi riduce l’impatto. Non solo “chi inquina paga”, ma “chi non inquina guadagna”. Per questo stiamo preparando anche mini-corsi ad hoc per le imprese: tre cose fatte bene – parcheggi verdi, tetti verdi, piano di mobilità – e il cambiamento parte. Il segreto è lavorare trasversalmente: tutti intorno allo stesso tavolo, Alcune amministrazioni lo stanno già facendo: Logistica Ticino è venuta al corso e vuole intervenire sui tetti verdi; sui beni immobili dello Stato c’è apertura. Mendrisio ha iniziato con ottimi professionisti.
Non raccontiamo favole: in Ticino siamo boscosi, ma non può essere una scusa. Il Dipartimento del Territorio sta lavorando bene su rinaturazione e naturazione dei fiumi e lo vediamo anche in pratica all’interno del SAS con i nostri field trip con Laurent Filippini
C’è chi pensa che la sostenibilità sia una spesa extra, un lusso da concedersi solo quando tutto il resto è a posto. Perché, invece, investire ora conviene più che aspettare?
Lo vediamo nelle aziende scandinave: hanno dimostrato che si può risparmiare su energia, sanità, emergenze e nello stesso tempo aumentare il valore immobiliare e la produttività. Per restare sul nostro territorio, penso al Pian Scariolo o al Mendrisiotto: aree di grande pressione urbanistica che potrebbero trasformarsi in laboratori di concertazione pubblico-privata. Piste ciclabili, zone verdi aperte anche ai cittadini, spazi dove i dipendenti possono respirare. Persino la scelta delle sementi dei prati può diventare un atto innovativo: non più erba “da sfalcio” ma piante che nutrono insetti impollinatori. Così un’azienda diventa esempio virtuoso da seguire
L’intelligenza artificiale divora energia per addestrare modelli giganteschi, per rispondere a domande banali (pensiamo a chatgpt), come possiamo tenere insieme il tema dell’innovazione tecnologica con quello dell’emergenza climatica? Dobbiamo scegliere tra futuro digitale e futuro sostenibile, o possiamo avere entrambe le cose?
La tecnologia non è buona o cattiva in sé: dipende da come la usiamo. Se ci fa risparmiare tempo e aumenta la produttività, va bene. Se diventa abuso, allora divora risorse. Ringraziare Chat GPT per una risposta, è inutile oltre che estremamente inquinante. Per questo serve consapevolezza. E formazione. Futuro digitale e futuro sostenibile possono camminare insieme, se impariamo a usarli con misura.
Il passo non è solo tecnico, ma culturale. Qual è il cambio di mentalità più difficile da stimolare nei professionisti che incontra?
Smettere di pensare al verde come abbellimento. È un riflesso antico: la rotonda-vetrina del giardiniere con petunie e gerani. Bella, sì; utile, no. Quello è verde che spreca e costa perché lo devi irrigare e non risolve niente.
Restiamo sulle rotonde: oggi sono convesse, l’acqua scivola fuori e finisce a valle. Se invece le facciamo concave e convogliamo le acque delle strade verso il centro, diventano piccoli bacini di ritenzione. In superficie la conca riceve e filtra; sotto, se serve, metti serbatoi di contenimento che trattengono e poi rilasciano lentamente. Lo stesso vale per i parcheggi verdi: al posto delle colate d’asfalto, suolo che raccoglie, contiene e rilascia senza allagare alla prima pioggia.
La tecnologia non è buona o cattiva in sé: dipende da come la usiamo. Se ci fa risparmiare tempo e aumenta la produttività, va bene. Se diventa abuso, allora divora risorse. Ringraziare Chat GPT per una risposta, è inutile oltre che estremamente inquinante. Per questo serve consapevolezza. E formazione. Futuro digitale e futuro sostenibile possono camminare insieme, se impariamo a usarli con misura.
Il passo non è solo tecnico, ma culturale. Qual è il cambio di mentalità più difficile da stimolare nei professionisti che incontra?
Smettere di pensare al verde come abbellimento. È un riflesso antico: la rotonda-vetrina del giardiniere con petunie e gerani. Bella, sì; utile, no. Quello è verde che spreca e costa perché lo devi irrigare e non risolve niente.
Restiamo sulle rotonde: oggi sono convesse, l’acqua scivola fuori e finisce a valle. Se invece le facciamo concave e convogliamo le acque delle strade verso il centro, diventano piccoli bacini di ritenzione. In superficie la conca riceve e filtra; sotto, se serve, metti serbatoi di contenimento che trattengono e poi rilasciano lentamente. Lo stesso vale per i parcheggi verdi: al posto delle colate d’asfalto, suolo che raccoglie, contiene e rilascia senza allagare alla prima pioggia.
La rotonda concava trae origine dai wadi (arabo wādī) , indica l’alveo di un corso d’acqua effimero tipico delle zone aride. Per la maggior parte dell’anno è asciutto; scorre solo dopo piogge intense, magari per poche ore. Ha un fondo ghiaioso o sabbioso, cambia forma a ogni piena, può trasformarsi all’improvviso in un torrente pericoloso (i famosi flash flood). Eppure, proprio grazie a quel comportamento intermittente, convoglia acqua, ricarica le falde, crea oasi, deposita terreni fertili alla foce. Insomma: sembra “vuoto”, ma quando serve fa il lavoro pesante. La rotonda concava traduce questa logica in progettazione urbana.
Se dovessi condensare questo cambiamento in un motto da attaccare in ufficio, quale sarebbe?
Il verde e il blu non sono un arredo, ma infrastrutture vitali. Non sarà poetico, ma è la verità.
Cosa direbbe a chi è tentato di iscriversi ma pensa: non è il mio campo?
Che il campo è di tutti ed è ovunque. Nei Paesi Bassi e in Scandinavia hanno inventato il facilitatore ambientale: una figura che lavora con comuni, aziende, istituzioni. Non è un tecnico, piuttosto un ambasciatore: sa comunicare, negoziare, cercare finanziamenti, sbloccare situazioni bloccanti. Da noi una figura del genere sarebbe preziosa.
Il verde e il blu non sono un arredo, ma infrastrutture vitali. Non sarà poetico, ma è la verità.
Cosa direbbe a chi è tentato di iscriversi ma pensa: non è il mio campo?
Che il campo è di tutti ed è ovunque. Nei Paesi Bassi e in Scandinavia hanno inventato il facilitatore ambientale: una figura che lavora con comuni, aziende, istituzioni. Non è un tecnico, piuttosto un ambasciatore: sa comunicare, negoziare, cercare finanziamenti, sbloccare situazioni bloccanti. Da noi una figura del genere sarebbe preziosa.
E a chi vuole muoversi subito ricordo che il corso SUPSI è sovvenzionato da ASIAT fino al 50%: basta che il datore di lavoro (in regola con CCL) lo richieda
Aggregatore Risorse
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- Modalità ibrida
- 18 settembre 2025
- Frequenza da definire
- Da definire
- 5.0 ECTS
- 64 ore-lezione